Senz’azioni

Mannaggia mannaggia, stamattina son Giuseppe

Si Giuseppe, Garibaldi

È la pelle, questa mia pelle, il confine (o la dogana!)

Tra l’io che sono e l’aria esterna,

Un bel brodo stracondito di altri ii sempre immersi 

Occhi orecchie naso e gola

Sono queste le sue porte

O i suoi cancelli

Il mio confine

I confini

All’interno tanto chiasso, mille e più stradine curve

Con pensieri roboanti

E semafori, mai rispettati

È così, per tutti quanti

Nei rapporti gli incidenti, un pensiero della (mia) folla supera il casello

E ne incrocia un altro estraneo

Di quell’altro ch’è di fronte, e che forse c’è un ascolto

In ogni istante questo è ciò che accade a tutti noi, infortuni tra pensieri, con incontri di parole

Meraviglioso sarebbe il rispetto della via, tutti in fila, piano piano, ciel sereno sulle fronti

Prego passi pure, no davvero, prima lei

Ma che palle…

Come è bella l’altra gente, quando parla parla e parla

Quanto è bella l’altra gente, quando pensa che è da sola!

È lo sport che più io adoro, se poi tutti stanno insieme

Quando gli uni ad altri uni, forman gruppi di colori

Garibaldi ero io oggi

Nel felice dei miei mondi

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Un giorno, crepi

avanza Uomo, avanza!

tra i cementi e il tuo terreno

nel tuo incedere costante,

forse troppo (il prezzo è alto)

molto spesso ti ritrovi

tra ingiustizie e confusioni

a sorridere per nulla

a soffrire per chiunque

il tuo senso di giustizia

non ha molta promozione

tu continua, dai più forza

alla tua tenace fede

(sia nel bene sia nel male)

per la folla che t'attende

al lontano funerale

Di’ Amante

abbiam vinto

tutti noi abbiamo vinto

per ogni giorno che ci elegge

Campioni

per il tempo che a lui nutre, al Migliore

le illusioni di grandezza

(e fino ad oggi!)

dalla folla che, in assenza

non sarebbe un paragone

alcun termine, a esser tale

decantiamo allora, dunque

questa nostra utilità

il valore di chi siamo

sì e perché (eppure è strano)

anche un Io, e il suo plurale

dona un senso alle altre vite

un po’ eta, un po’ beta…

proprio li, seduto su un pensiero

il mondo che mi regge,

e che sostengo, capovolto

nella testa un alveare

impossibile ordinare

ecco un suono, è improvviso

è al mio nome che si chiama

no, è il villano nella coda!

ora è verde, su fai presto

allora avanti, avanti sempre

ché se il capo mi si volta

è il passato a cambiar nome

e cominciamo!

Ho sempre desiderato avere un blog personale, fondamentalmente perché la mia ignoranza non mi aveva mai consentito di conoscere il significato del termine stesso

“blog”, che vuol dire?!?!

Assalito da improvvisa concitazione e desiderio di sintesi potrei affermare che con quel termine si vorrebbe intendere “far conoscere i ca..i tuoi al popolo (ignoto) della rete”

Ammesso che qualcuno ci capiti, sul blog…

Invece, dopo un piccolo respiro e un breve conteggio fino a 10, scrivere per il prossimo “nessuno” potrebbe equivalere – molto banalmente e con superficiale atteggiamento di saccenteria – all’inserimento di un pezzettino di carta in una bottiglia lasciata adagiare sul pelo di un mare infinito.

Non sai che fine farà quella bottiglia (se mi leggessero i Police mi chiederebbero le royalties!), potrebbe non essere mai ritrovata, ingoiata dalla Balena di Pinocchio, o infrangersi sullo scoglio disperso dell’anfratto più recondito del pianeta web.

Insomma, potrebbe non essere cacato da nessuno, quel messaggio.

E forse proprio questo è l’aspetto intrigante: scrivi qualcosa, assalito dall’orgoglio di aver tracciato qualcosa d’importante, di aver squarciato nuovi fronti della letteratura moderna, in quello slancio di presunzione che assale oramai ogni individuo che pensa di “saper scrivere”.

Senza sapere che sei uno dei tanti cretini che invece di conoscere il mondo in diretta (non streaming), dal vivo, passo dopo passo, ritiene che il mondo possa – e debba – imparare dalla tua esperienza di vita.

Mah…

Per ora basta, questa è la mia premessa.

A breve, e se vorrò, inserirò nuovi pezzetti di carta in altrettanti trasparenti bottigliette.

In bocca al (mio) lupo.

In culo alla (tua) Balena, Pinocchio!